CARLO RASTRELLI
UGO CAVALLERO
Il Maresciallo Suicidato
La notte tra il 13 ed il 14 settembre 1943 il maresciallo d’Italia Ugo Cavallero muore in solitudine, nel silenzio dei colli romani, nel verde dei pini marittimi e nel nero di un anno drammatico per la storia d’Italia. Lo trovano alle prime luci dell’alba del 14 settembre 1943 nel giardino dell’albergo Belvedere a Frascati, ove risiede ospite del comando tedesco del feldmaresciallo Kesselring. Il corpo del maresciallo d’Italia è assiso su una poltrona di vimini, il mento reclinato sul petto, gli occhi chiusi, le mani appoggiate ai braccioli e per terra, alla sua destra, c’è una pistola, una Beretta calibro 9.
L’autopsia, stranamente affidata a soli medici tedeschi, trattandosi di un ufficiale italiano, è condotta con modalità particolarmente invasive e nessun referto verrà mai reso noto.
L’ipotesi maggiormente plausibile, ieri come oggi, è che Cavallero sia stato ucciso per mano tedesca.
Viceversa, la stampa italiana e le autorità germaniche parlano subito di suicidio; ipotesi questa che sembra contraddetta dai successivi funerali religiosi.
La versione ufficiale sembra ulteriormente contrastare con altre circostanze, quali la posizione del capo e delle braccia ed il ritrovamento della pistola sul lato destro del corpo laddove Cavallero era prevalentemente mancino, e con le molte testimonianze che parlano di uno o più colpi alla tempia ed alla nuca.
Lo scarso peso riservato dalla stampa alla notizia fa presto calare l’oblio sulla vicenda.
E sarà così per anni: Cavallero resta un personaggio scomodo. Per alcuni un ufficiale fascista, colonialista e filo tedesco, per altri un militare sabaudo che preferì la fedeltà al Re rispetto a quella riservata al Duce.
Da sempre anche gli storici si sono tenuti lontano dalla figura di Cavallero, nonostante sia stato un protagonista della prima metà del nostro Novecento.
Difatti, il maresciallo Cavallero non è stata una figura di secondo piano: Capo dell’Ufficio Operazioni del Comando Supremo durante la Grande Guerra, autore del piano della battaglia decisiva di Vittorio Veneto, generale a soli 38 anni, Sottosegretario di Stato al ministero della Guerra dal 1925 al 1928, presidente del Gruppo industriale Ansaldo dal 1928 al 1933, comandante delle truppe in Africa Orientale Italiana, Capo di Stato Maggiore Generale delle forze armate italiane dal dicembre 1940 al gennaio 1943, per finire imprigionato per ordine di Badoglio, suo acerrimo rivale, per ben due volte, dopo il 25 luglio 1943.
Cavallero è stato uno dei più brillanti e preparati ufficiali generali italiani, un vero manager della guerra dove il mestiere delle armi è stato a lungo alternato a quello dell’impresa, maturando così una visione strategica straordinariamente moderna.
Dopo ottanta anni, è giunto il momento di colmare la lacuna bibliografica, di affrontare il mistero della sua morte e della presunta scomparsa di alcune pagine del Diario che tenne quotidianamente durante i ventisei mesi nei quali ebbe il comando in guerra di tutte le nostre forze armate e, soprattutto, di restituire al maresciallo d’Italia Ugo Cavallero il rilievo umano e storico che merita.
Il volume, di circa 230 pagine, edito dalla casa editrice Mursia di Milano ed arricchito da un ricco e raro inserto fotografico, proveniente dall’archivio di famiglia, da aprile è in vendita in tutte le librerie.
AUTORE- STORICO – COLLEZIONISTA
Carlo Rastrelli
Carlo Rastrelli nasce a Napoli nel 1959 da una famiglia di forti tradizioni politiche e militari. Laureato con lode in Giurisprudenza, ha maturato una lunga esperienza, quale Direttore delle Risorse Umane, in primari gruppi industriali chimici ed alimentare. Collezionista di militaria italiana, è considerato uno dei più autorevoli esperti sulla storia e sulle uniformi della Milizia e del P.N.F. Ricercatore storico, da anni collabora con riviste specializzate nei campi della storia militare e dell’uniformologia. Con Mursia Editore di Milano ha pubblicato, nel 2010, Carlo Scorza l’ultimo gerarca, la prima biografia dell’ultimo segretario del Partito Nazionale Fascista, e, nel 2016, L’ultimo comandante delle camicie nere. Enzo Emilio Galbiati. Con la Soldiershop di Luca Cristini editore ha pubblicato, nel 2022 e su due volumi, M.V.S.N. La storia e le uniformi dell’esercito in camicia nera e nel 2023 P.N.F. La storia e le uniformi del Partito Nazionale Fascista. Padre di due figli, Elisa ed Antonio, vive a Mantova.
Bibliografia
Ugo Cavallero
Il Maresciallo suicidato
Dopo ottanta anni, è giunto il momento di colmare la lacuna bibliografica, di affrontare il mistero della morte e di restituire al maresciallo d’Italia il rilievo storico ed umano che merita.
L’Ultimo Comandante delle Camicie Nere Enzo Emilio Galbiati
Biografia di Enzo Emilio Galbiati, capo di Stato Maggiore della Milizia, protagonista del Regime e delle complesse vicende politiche e militari del Ventennio fascista.
Carlo Scorza
L’Ultimo Gerarca
Carlo Scorza (1897-1988) è stato, per soli cento giorni, il decimo e ultimo segretario del Partito Nazionale Fascista.
P.N.F. La Storia e le Uniformi del Partito Nazionale Fascista
Come funzionava, com’era organizzato, come era finanziato e quali erano gli uomini e le uniformi del partito che, per vent’anni, ha messo l’Italia in camicia nera.
M.V.S.N. La Storia e le Uniformi dell’Esercito in Camicia Nera
La M.V.S.N. fu un vero e proprio esercito, su base volontaria, divenendo la quarta Forza Armata dello Stato.
M.V.S.N. La Storia e le Uniformi dell’Esercito in Camicia Nera – 2
In modo completo ed organico, vengono finalmente raccolti in questo volume tutii i Regolamenti ufficiali sulle Uniformi 1923-1941
– Nuova Cronaca di Mantova
– Soldiershop Publishing
Un’opera che mancava nel panorama editoriale italiano, e che consigliamo di cuore ai nostri lettori.





